Il Vangelo è fedeltà, non interpretazione

«Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto» (1Cor 15, 1-3).

Leggendo le chilometriche Evangelii gaudium, Laudato si’, Amoris laetitia e le varie interpretazioni che ne sono derivate, in particolar mondo contro il sacro depositum fidei — soprattutto quelle di alcuni preti che non hanno mai veramente amato la Chiesa, perché in fondo l’hanno sempre disprezzata (cliccare qui per leggerne un esempio) — chi scrive ha compreso il motivo per cui il Signore Gesù non volle dei sapientoni accademici, come apostoli, ma preferì alcuni pescatori semi-analfabeti: perché avrebbero insegnato, trasmesso e tramandato fedelmente il suo Vangelo, e non le proprie interpretazioni personali. E lo hanno fatto fedelmente, anche sacrificando la propria vita.

Per questo la Fede della Chiesa è apostolica, non “episcopale”. Il papa e i vescovi sono, rispettivamente, il successore e i successori di Pietro e degli Apostoli, non il nuovo Pietro e i nuovi apostoli: non possono fare altro che trasmettere fedelmente e integralmente ciò che anch’essi hanno ricevuto, altrimenti, se fanno prevalere i propri convincimenti o cedono alle pretese del mondo, tradiscono ignobilmente il mandato che hanno ricevuto da Cristo.

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