Dubia: non una profezia, ma una scommessa

Scommettere è ancora peccato? Non è una domanda retorica: essendo ormai il mondo cattolico una gigantesca Torre di Babale, non si sa più cosa sia il peccare.

Battute provocatorie a parte — visto che non abbiamo la palla di vetro — vi proponiamo un “che cosa potrebbe accadere” nelle prossime settimane riguardo le prossime mosse del Vescovo di Roma, nonché sovrano assoluto della Città del Vaticano, riguardo i cinque Dubia dei quattro cardinali Brandmuller, Burke, Caffarra e Meisner sulle volute ambiguità dottrinali dell’Amoris Laetitia.

Cominciamo dal concistoro del 19 novembre in cui, per la prima volta nella storia, il papa regnante non incontrerà privatamente i cardinali di tutto il mondo. Per quanto possa evitare di rispondere ai cardinali, non potrà fare a meno, prima o poi, di rendere conto — come tutti gli uomini — a Dio.

Ma proseguiamo con le scommesse.

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Scommettiamo che:

1) durante il concistoro, papa Francesco non dirà nulla, ma nel frattempo avrà già incaricato lo strambo cardinale austrico Christoph Maria Michael Hugo Damian Peter Adalbert Schönborn, (tranquilli, possiamo chiamarlo solo Schönborn) — il quale, tra l’altro, è in pole position per diventare il nuovo prefetto della CDF — di rispondere ai Dubia, sulla falsa riga della disastrosa (e piena di errori) lettera privata ai vescovi argentini; in tal modo il Vescovo di Roma sposterà l’attenzione (e le critiche) sull’utile idiota Schönborn, facendone il capro espiatorio della vicenda;

2) papa Francesco continuerà a rispondere che non risponderà, ma a sorpresa potrebbe mandare in avanscoperta un altro fidato “amico”, il dossettiano cardinale filippino Luis Antonio Tagle;

3) il Vescovo di Roma non solo continuerà a rispondere che non risponderà, ma non farà replicare neppure a nessuno dei suoi galoppini, aspettando la prossima mossa dei cardinali con l’intento di verificare chi avrà il coraggio di presentare un “formale atto di correzione di errore grave” nei suoi confronti.

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In questa confusione di Babele, ritroviamo azzeccate queste parole: «Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!» (Luigi Pirandello, “Sei personaggi in cerca d’autore”).

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