“Bergoglionizzazione” della Chiesa, motus in fine velocior

Prosegue pressoché indisturbata l’instaurazione della nuova “Chiesa” secondo la volontà del papa regnante. Anche i suoi seguaci si muovono tenacemente in quella direzione.

A colpi di motu propri e di documenti ambigui questo papa sta inesorabilmente modificando l’immutabile dottrina cattolica. Naturalmente papa Francesco non può dirlo apertamente, sostenendo che si tratta non di rottura ma approfondimentoÈ il solito patetico stratagemma usato dai novatores, dal Vaticano II ad oggi, per celare il loro tradimento.

Dopo la Familiaris Consortio (1981) e la Veritatis Splendor (1993) di Giovanni Paolo II, non poteva toccare che all’Humanae Vitae (1968) di Paolo VI. È stata istituita in Vaticano una commissione di studi che vuole “reinterpretare” quell’enciclica secondo lo spirito dell’Amoris Laetitia. Ovviamente usando il discernimento.

Naturalmente i suoi seguaci lo sostengono e sono impazienti per l’avvento della nuova “Chiesa”. Per difendere la loro opera, non esistano — essendo, tra l’altro, dei neomarxisti — ad usare anche la menzogna.

È il caso, per esempio, di Luciano Moia, redattore di Avvenire e “bergoglioso” della prima ora. Sul proprio profilo Facebook ha scritto che «il dibattito sulla contraccezione va avanti da mezzo secolo, che lo stesso Paolo VI disse con chiarezza che “Humanae Vitae” non doveva essere inderogabilmente impegnativa per le conferenze episcopali. Quindi lui stesso era aperto ad altre considerazioni».

In realtà, Paolo VI voleva che le conferenze episcopali fossero fedeli all’insegnamento del magistero della Chiesa. Lo disse lui stesso all’amico Jean Guitton:

«Noi portiamo il peso dell’umanità presente e futura. Bisogna pur comprendere che, se l’uomo accetta di dissociare nell’amore il piacere dalla procreazione (e certamente oggi lo si può dissociare facilmente), se dunque si può prendere a parte il piacere, come si prende una tazza di caffè, se la donna sistemando un apparecchio o prendendo “una medicina” diventa per l’uomo un oggetto, uno strumento, al di fuori della spontaneità, delle tenerezze e delle delicatezze dell’amore, allora non si comprende perché questo modo di procedere (consentito nel matrimonio) sia proibito fuori dal matrimonio. La Chiesa di Cristo, che noi rappresentiamo su questa terra, se cessasse di subordinare il piacere all’amore e l’amore alla procreazione, favorirebbe una snaturazione erotica dell’umanità, che avrebbe per legge soltanto il piacere» (Jean Guitton, Paolo VI segreto, San Paolo Editore, 1979).

Che poi il dibattito sulla contraccezione sia continuato nel corso degli anni, non ha riguardo il magistero della Chiesa, ma il clero modernista ribelle. Infatti Giovanni Paolo II ha affermato:

«Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologi. Insegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi» (Discorso del 5 giugno 1987).

La domanda sorge spontanea: perché papa Francesco ha canonizzato Giovanni Paolo II e beatificato Paolo VI, dato che col suo pontificato sta cercando di seppellire il loro magistero? Per prendere in giro loro e tutti noi?

Del resto, Jorge Mario Bergoglio è lo stesso uomo che, nel motu proprio Summa Familiae cura, scrive sulla famiglia che «il cambiamento antropologico-culturale, che influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato, non ci consente di limitarci a pratiche della pastorale e della missione che riflettono forme e modelli del passato» per cui «dobbiamo dunque guardare, con intelletto d’amore e con saggio realismo, alla realtà della famiglia, oggi, in tutta la sua complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre». E per fare questo, udite udite, bisogna rimanere «nel limpido proposito di rimanere fedeli all’insegnamento di Cristo». Oltre il danno, la beffa!

Siamo nel centenario della apparizioni mariane di Fatima. Preghiamo la Mater Ecclesiae che protegga sempre la Santa Chiesa e il papato dagli attacchi del diavolo. Che avvenga presto il trionfo del suo Cuore Immacolato.

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