Padova, vescovo perdona prete scandaloso pentito, ma senza ammenda pubblica

Il presbitero padovano Roberto Cavazzana ha confessato di aver preso parte a qualche festino. Essendosi pentito, il vescovo mons. Claudio Cipolla, gli permetterà di tornare a fare il parroco. Un nostro piccolo commento dopo la notizia.

di Enrico Ferro (08-03-2019)

Ha ammesso di aver fatto sesso con tredici donne e di aver partecipato ai festini a luci rosse organizzati dall’ex parroco padovano Andrea Contin, sospeso a divinis e spretato dopo lo scandalo scoppiato a dicembre del 2016.

Don Roberto Cavazzana, 41 anni, all’epoca prete di una parrocchia sui Colli Kuganei a Carbonara di Rovoion, carismatico con i giovani tanto diventare consulente spirituale di alcuni atleti del Calcio Padova e, nel 2013, persino della showgirl Belen Rodriguez, ha confessato di aver preso parte anche lui a quei festini. L’ha fatto come teste davanti a un p.m., nel corso dell’indagine aperta per fare luce sulle orge in canonica di Contin.

Ma dopo due anni arriva il perdono del vescovo di Padova, Claudio Cipolla. Un perdono difficile e sofferto, perché riguarda uno degli scandali più grandi della diocesi padovana. «Don Gavazzami ha chiesto a presbiteri, diaconi e religiosi di poter essere riammesso al ministero e ha chiesto perdono per tutto», ha spiegato il vescovo dopo aver condiviso la sua riflessione nel corso del ritiro d’inizio Quaresima. «La sua richiesta ci ha toccato emotivamente. La Misericordia di Dio è più grande della capacità di perdono della nostra società. Riabilita gli umiliati, rialza chi è caduto».

È stato annunciato dunque il progressivo e graduale reintegro nel servizio ministeriale di don Roberto Cavazana. Per oltre un anno, fa sapere la Diocesi di Padova, il sacerdote ha vissuto in una comunità religiosa dove ha compiuto un percorso di rivisitazione personale e della propria vocazione. Gli è stato chiesto dì prestare per un anno servizio volontario in due realtà che seguono persone disagiate, di celebrare in privato, di vivere in maniera riservata e proseguire il percorso di accompagnamento spirituale avviato in questi due anni.

«Misericordia e perdono con l’intenzione di far crescere le persone e restituire dignità», continua il vescovo Cipolla. «Forse non tutti potranno aderire con serenità a questa mia scelta, è costato molto anche a me, tuttavia è una pagina che dobbiamo scrivere. Ed è una pagina colorata dalle parole del Signore».

Nella foto in alto: Mons. Claudio Cipolla e don Roberto Cavazana.

FONTE: laRepubblica.it

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Siamo molto contenti del pentimento di don Cavazana ed è giusto che il suo vescovo abbia cura della sua anima e del suo ministero sacerdotale. Ciò che ci lascia perplessi è il fatto che, essendosi stato scandalo pubblico da parte di un presbitero, mons. Cipolla non abbia fatto fare a don Cavazana la pubblica ammenda, come la Chiesa cattolica ha sempre richiesto in questi casi.

Non si tratta di moralismo, né di voler umiliare chicchessia, bensì di misericordia vera e propria non solo nei confronti del peccatore pentito, ma anche verso la comunità, affinché chi ne fa parte capisca che il peccato non è una burletta e che porta drammatiche conseguenze.

Non sarà forse che i nostri pastori — con la scusa della “misericordia” — stanno declinando i concetti, tipicamente cristiano-cattolici, di penitenza e di riparazione? Se così fosse, ciò significherebbe che si vuole rifiutare la Croce.

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