I sorrisini e i sarcasmi nei talk show hanno radici remote

Ciò che colpisce nei talk-show televisivi in tema di politica non è tanto lo schieramento schiacciante (o quasi) di giornalisti a favore delle posizioni progressiste e filo governative, quanto altro.

di Corrado Gnerre (20-10-2021)

Ciò che colpisce nei talk-show televisivi in tema di politica non è tanto lo schieramento schiacciante (o quasi) di giornalisti a favore delle posizioni progressiste e filo governative, quanto altro.

D’altronde lo abbiamo detto più volte che non ci si deve meravigliare se la grande informazione e l’establishment culturale siano da una certa parte. I motivi possono essere facilmente intuiti, ma non è il caso di approfondirli adesso.

Dicevamo: ciò che colpisce è altro.

Ci spingiamo in una riflessione di “psicologia mediatica”. Costoro (i giornalisti e gli intellettuali di cui sopra) sanno molto bene di essere maggioranza solo nella loro casta e non nel popolo, ma si permettono di assumere toni verbali e perfino fisiognomici (sorrisini, espressioni di fastidio…) di derisione nei confronti di quelle posizioni politiche su cui non concordano, ma che sanno di essere non semplicemente maggioranza, ma stragrande maggioranza nel popolo italiano.

Esclusa dunque la deriva delirante che porterebbe a credere ciò che non esiste nella realtà, non resta come spiegazione che quella di sentirsi particolarmente investiti di una missione salvifica.

Nulla di nuovo sotto al sole. Sono cose abbastanza remote.

Se si vuole una spiegazione fatta di pietre e malta si vada ad ammirare il Palazzo Ducale di Urbino. Non stiamo sragionando, c’è un senso in ciò che diciamo. Seguiteci.

Questa costruzione ha una caratteristica. La sua architettura è più bella e curata all’interno che non all’esterno. Ciò è un concreto segno di un passaggio fondamentale della storia. Dall’apertura al reale alla chiusura in una dimensione intimistica. Un itinerario che segnò gradualmente il passaggio dal medioevo al periodo umanistico-rinascimentale.

Insomma, dal realismo filosofico (la verità è nell’adeguamento del soggetto all’oggetto) ad una sorta di razionalismo soggettivista (è l’oggetto che deve adeguarsi al soggetto). Questo passaggio porterà molto tempo dopo all’ingegneria sociale che si sentirà autorizzata a creare nuovi modelli sociali a seconda dell’ideologia partorita liberamente da un pensiero astratto e non più agganciato all’ordine naturale delle cose.

Il vero non è più nelle cose, ma nella mente. Anzi, il vero potrà essere nella mente solo di chi saprà filtrare intellettualmente il reale.

Successivamente nasceranno i club illuministici. Circoli di pura “ginnastica” intellettuale, che saranno decisivi per la trasformazione della politica moderna.

Jean Francoise Revel nel suo La conoscenza inutile descrive bene il clima di quella informazione disinformante che esplose nel XVIII secolo. Un’informazione che arrivava a negare la realtà che non risultava funzionale a determinate convinzioni ideologiche. Si pensi a come venivano censurate tutte le descrizioni in negativo dei selvaggi di terre da poco esplorate per evitare di mettere in discussione il mito del buon selvaggio di roussoniana memoria.

Insomma, i sorrisini, i sarcasmi di cui sopra hanno radici assai lontane nel tempo.

itresentieri.it

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