Affidi, minori maltrattati da gay: «Torino come Bibbiano»

«Preoccupanti analogie con i fatti di Bibbiano». Carabinieri di Torino e procura indagano sui maltrattamenti da parte di una coppia omo, di due bambini strappati alla madre e dati in affido. Perquisito lo studio di Nadia Bolognini, psicoterapeuta rinviata a giudizio nell’inchiesta Angeli & Demoni e moglie di Foti, guru della Hansel & Gretel. Si rivede la “tecnica” dei disegni per dimostrare presunti abusi paterni e la demolizione della figura materna. Il caso emerso dopo l’inchiesta sugli affidi promossa dall’assessore regionale Marrone, che alla Bussola dice: «La legge non consente l’affido di minori a coppie gay. C’è un sistema: i carabinieri hanno riconosciuto l’utilità delle nostre segnalazioni».

di Andrea Zambrano (04-12-2021)

Per la procura di Torino ci sono “preoccupanti analogie con i fatti di Bibbiano”. Quanto scoperto dai carabinieri non può non riportare alle dinamiche viste nell’inchiesta Angeli & Demoni sul sistema illecito di affidi della Val d’Enza. In particolare, la consuetudine di affidare minori a coppie omosessuali, contrariamente a quanto dispone la legge, che si rivelano poi inadatte a ricoprire ruoli genitoriali arrivando persino a maltrattare i bambini che vengono affidati loro.

A Bibbiano aveva fatto clamore il caso della ragazzina maltrattata dalle due affidatarie, una coppia di lesbiche che era in amicizia con la responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza Federica Anghinolfi. Ora quelle donne sono state tutte rinviate a giudizio e dovranno rispondere di maltrattamenti nel prossimo processo che si aprirà a giugno sui fatti di Bibbiano. A Torino la dinamica ha tutta l’aria di essere la medesima.

Nel capoluogo piemontese, infatti, si è verificata una vicenda simile che è venuta alla luce grazie al corposo dossier attraverso cui l’assessore regionale al Welfare Maurizio Marrone (esponente di Fratelli d’Italia) ha rilevato tutte le irregolarità nella gestione affidi da parte di molti comuni che dall’Ente regionali ricevono i necessari fondi.

Ebbene: dopo l’indagine presentata da Marrone (di cui la Bussola ha dato conto l’anno scorso QUIQUI e QUI) i carabinieri hanno iniziato a indagare e a un anno di distanza sono arrivati a scoprire qualcosa che però è solo all’inizio dato che sono state annunciate verifiche su dirigenti e amministrativi dei servizi sociali.

La notizia di ieri, annunciata nel corso di una conferenza stampa, riguarda l’iscrizione nel registro degli indagati di tre donne, due ex affidatarie e una psicologa, Nadia Bolognini. Si tratta della presidente della Onlus Hansel e Gretel, già rinviata a giudizio per i fatti di Bibbiano e moglie di Claudio Foti, già condannato per i fatti di Bibbiano.

Le due ex affidatarie avrebbero maltrattato per otto anni, dal 2013 al 2021, due bimbi, fratello e sorella di origini nigeriane, affidati loro da “casa affido” dei servizi sociali presso il Comune di Torino. Alle donne i carabinieri hanno notificato due divieti di avvicinamento.

Come è stato spiegato nel corso della conferenza stampa dell’attività coordinata dal pubblico ministero Giulia Rizzo, l’inchiesta è nata da uno stralcio di una precedente indagine del 2019 per verificare le modalità di affido e di custodia e mantenimento dei minori e accertare «preoccupanti analogie con le note vicende giudiziarie relative ad affidi di cui si è occupata la Procura della Repubblica di Reggio Emilia».

I militari dell’Arma hanno perquisito l’abitazione della Bolognini e il suo ufficio e hanno sequestrato computer, cellulare e tablet. “Le violenze – si legge su Corsera -, soprattutto quelle psicologiche, sarebbero state indirizzate a spezzare quel delicato equilibrio tra loro e la madre. In particolare, le vittime nel tempo avrebbero maturato un rifiuto delle proprie origini: non solo affettive, ma anche culturali. Nel corso delle indagini, inoltre, sarebbe emerso che successivamente all’affido – da parte dei servizi sociali – la coppia si sarebbe rivolta alla psicoterapeuta Bolognini. La professionista avrebbe aperto alla possibilità che i minori fossero abusati dal padre: una ricostruzione che sarebbe avvenuta sulla base di disegni e colloqui (di cui però al momento mancano le registrazioni)”. Le indagini proseguono per verificare eventuali responsabilità delle istituzioni coinvolte nelle dinamiche degli affidi. 

Soddisfatto l’Assessore regionale Morrone dalle cui segnalazioni è partito tutto: «Finalmente si accende anche a Torino un faro degli inquirenti sul sistema piemontese dell’allontanamento dei minori – ha commentato l’esponente di FdI -. Evidentemente la relazione della nostra indagine conoscitiva in consiglio regionale, che ho portato con un esposto proprio ai carabinieri, si è rivelata utile a far emergere la verità”.

Al telefono con la Bussola, Marrone ha poi aggiunto che “sebbene il caso finito sotto indagine non sia tra quelli che abbiamo segnalato noi, l’Arma ha lasciato intendere che si continuerà ad indagare su eventuali illeciti in particolare sull’affidamento di minori a coppie omosessuali, cosa che è proibita dalle normative perché la legge sul punto è chiara”.

L’assessore ha aggiunto poi che l’Arma ha definito molto utile l’apporto dato dalla Regione e che ora sta indagando anche sugli aspetti economici della gestione affidi e “se emergeranno delle responsabilità da parte dei servizi la Regione si costituirà parte civile perché i Comuni ricevono soldi dalla Regione”.

Ma è sull’aspetto degli affidamenti alle coppie omosessuali che Marrone vuole puntare l’accento: «In particolare avevo denunciato gli affidi di minori a coppie omosessuali disposti dai servizi sociali del Comune di Torino contro il parere delle famiglie di appartenenza e, soprattutto, contro la lettera della norma nazionale che prescrive che il bambino venga affidato, se non c’è il consenso della famiglia, ad una coppia preferibilmente con figli o, se questo non è possibile, ad una persona sola». Negli atti dell’indagine, infatti, come era stato riportato anche dalla Bussola si parlava di diversi casi di affidamenti. Come quello risalente al 2016 in cui – si leggeva – «è stata reperita come risorsa affidataria idonea all’accoglienza di (omissis) la coppia formata dai signori Federico e Stefano. Si sta procedendo alla conoscenza graduale tra (omissis) e i signori».

I casi si stanno dimostrando non sporadici e gli episodi di inadeguatezza delle coppie omosessuali ad essere figure genitoriali sollevano più di un dubbio su queste decisioni. Al di là dei maltrattamenti, casi come questi dimostrano che è molto pericoloso affidare minori, soprattutto se strappati da un contesto problematico, a chi, come una coppia di lesbiche, non può essere genitore, ma pretende di farlo solo sulla base di un escamotage come la maternità surrogata. O anche l’affido minorile.

La Nuova BQ

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