UE a tutto aborto: attacca pure la Corte Suprema USA

Il Parlamento europeo ha approvato una Risoluzione piena di interferenze nel dibattito in corso negli Usa e di disprezzo per le idee di diversi giudici della Corte Suprema. L’Ue attacca anche l’obiezione di coscienza e dimostra di essere contro lo “stato di diritto”. Bocciate due Risoluzioni pro vita. Durissima la Comece.

di Luca Volontè (10-06-2022)

Il Parlamento europeo, ancora una volta, ha dimostrato il suo dispregio per ogni principio della dignità umana e, al contempo, la propria insofferenza superba verso quello di sussidiarietà, votando a favore della Risoluzione presentata da Socialisti, Sinistre, Verdi e Liberali nella quale, con l’inaccettabile scusa di discutere della prossima (possibile) sentenza contraria all’aborto della Corte Suprema degli USA, si riaffermano e si vogliono imporre in tutti gli Stati del mondo, inclusi quelli europei, i cardini di un abortismo illimitato e di una piena e totale liberalizzazione dell’omicidio dell’innocente.

Si registrano due novità nel voto di ieri: il PPE non ha apposto la sua firma tra quella dei gruppi promotori di sinistra e liberali, anzi una quarantina di parlamentari popolari hanno votato contro; la seconda, la Comece (Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea) e persino un folto gruppo di associazioni cattoliche e cristiane italiane hanno protestato con veemenza contro questo ignobile abuso di potere.

Le mozioni in discussione erano tre. Il voto a favore della Risoluzione abortista è stato chiaro: 364 parlamentari favorevoli, compresi gli italiani di PD, 5 Stelle e coloro che siedono nelle file di liberali e sinistre, 154 contrari e 37 astenuti. Il testo, promosso dai variopinti abortisti europei, ha per primo firmatario Predrag Fred Matic, già noto per l’approvazione del Report (“Situation of sexual and reproductive health and rights in the European Union”) del 23 gennaio 2021 sul “diritto umano” all’aborto da imporre a tutti e dell’Europa “zona libera per Lgbti”, fortemente voluto ed esaltato dalle multinazionali abortiste ed Lgbti. Il testo è costellato da un lunga serie di inaccettabili interferenze nel dibattito USA, nei confronti delle legislazioni degli Stati americani pro life, di preoccupazioni e disprezzo per l’opinione di alcuni giudici della Corte Suprema statunitense, di inviti alla Commissione e ai singoli Stati europei di intervenire verso le istituzioni democratiche americane a favore dell’aborto libero, gratuito, ecc. Senza dimenticare di ribadire la volontà di vietare non solo l’obiezione di coscienza dei medici, ma pure quella delle strutture sanitarie di ispirazione religiosa. Inoltre, non potevano mancare, gli inviti fermi alla Commissione e agli Stati per liberalizzare l’aborto in ogni fase della gravidanza in ogni Paese europeo, la richiesta di destinare più fondi alle Ong e multinazionali che promuovono l’aborto nel mondo e di far pressioni sul Governo e tutte le istituzioni degli USA perché l’aborto libero e gratuito in ogni fase della gravidanza diventi legge federale negli Stati Uniti.

Non c’è nulla di strano, vista l’insignificanza in sé del documento, non vincolante, se non che la volgare ripetizione pedissequa dei ‘brogliacci’ ripetuti all’infinito dalle agenzie dell’aborto, a Washington o all’Onu di New York e Ginevra, dimostra come e quanto parlamentari e gruppi politici europei siano diventati dei semplici esecutori di centri di potere multinazionali. Stupisce che un cotale testo, apertamente contrario alle competenze del Parlamento e della stessa Unione europea, possa esser non solo presentato per la discussione, ma anche fatto votare dall’aula. Una chiara dimostrazione, come avevamo previsto sulla Bussola, della svendita dei propri valori pro-vita che Roberta Metsola ha dovuto accettare per essere eletta nel gennaio scorso alla carica di presidente del Parlamento europeo.

Diversi emendamenti, che hanno cercato di riportare il testo al rispetto delle competenze dei singoli Stati americani ed europei, sono falliti. È da segnalare però che una pattuglia di una quarantina di deputati del PPE, tra cui Tajani, Salini, Adinolfi e persino l’ex segretario generale del Partito, Antonio Lopez-Isturiz, abbiano votato a favore degli emendamenti di buonsenso presentati anche dai gruppi Conservatori e Identitari e, al voto finale, abbiano votato contro l’infame documento approvato.

La seconda Risoluzione, presentata dal gruppo dei Conservatori e sottoscritta dagli italiani Carlo Fidanza e Vincenzo Sofo, era un inno alla vita del concepito, della mamma e dei medici obiettori, oltre a ribadire il rispetto che i trattati prevedono per le competenze in materia sanitaria dei singoli Paesi europei e il rispetto che si deve alle istituzioni democratiche di altri Paesi, come gli USA. Ottima anche la Risoluzione degli Identitari, nella quale si ribadiva il valore della vita del concepito e si chiedeva un chiaro impegno finanziario a favore di politiche a sostegno della maternità. Entrambi questi ottimi testi non sono stati votati, dopo l’approvazione della Risoluzione principale. Ciò è accaduto, è bene ricordarlo, nonostante le proteste veementi.

La Comece, sin dal mattino di mercoledì e con una dichiarazione ufficiale durissima del suo segretario generale padre Manuel Barrios Prieto, ha denunciato “un’interferenza inaccettabile nelle decisioni giurisdizionali democratiche di uno Stato sovrano, un Paese che non è nemmeno uno Stato membro dell’UE. L’adozione di una risoluzione del Parlamento europeo che avalla questa interferenza non farà altro che screditare questa istituzione”. Inoltre si ricorda che “non esiste un diritto all’aborto riconosciuto nel diritto europeo o internazionale… nessuno Stato può essere obbligato a legalizzare l’aborto, o a facilitarlo (…). L’UE deve rispettare le competenze legislative dei suoi Stati membri”. Padre Prieto non ha mancato poi di stigmatizzare “la negazione del diritto fondamentale all’obiezione di coscienza, che è un’emanazione della libertà di coscienza, come dichiarato dall’articolo 10.1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e riconosciuto dal Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite e (…) affermato dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nella Risoluzione 1763 (2010) sul diritto all’obiezione di coscienza nelle cure mediche legali”.

Dal maligno voto di ieri, grazie ad una maggiore consapevolezza da parte cattolica e un accresciuto coraggio nelle file del PPE, forse può venire qualcosa di buono per il futuro. Prendiamo atto che su questi temi l’Europa è di fatto governata da interessi non solo contrari ai valori di fondo scritti nei Trattati costitutivi dell’Unione, ma anche da gruppi di potere che risiedono fuori dai confini dell’Europa stessa e pretendono (con successo) di piegare la stessa dignità delle istituzioni continentali ai propri interessi. Non ci rassegniamo alla disperazione, ma il paragrafo “T” del testo approvato (in particolare i pp. 4, 6, 8, 9, 20, 21, 22, 24, 26, 30) è un’oscenità. Esso dimostra quanto sia falsa la narrazione di un’UE paladina dello “stato di diritto”, della “divisione di poteri”, dell’“indipendenza della magistratura”: il moloch dell’aborto offusca anche i pilastri della democrazia.

(La Nuova BQ)

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