Brescia, un Duomo per sala congressi: triste e profana normalità

Sempre con la scusa del poveri, lo stile Sant’Egidio sbarca a Brescia dove la Cattedrale per un giorno è diventata sede di un congresso della Caritas. Il problema è che ormai non fa neanche più notizia. La profanazione dei luoghi di culto non è sciatteria, ma espressione di una nuova teologia che non riconosce il sacro come luogo dell’eterno. A farne le spese è sempre la fede.

di Andrea Zambrano (09-11-2022)

La cattedrale di Brescia diventa per un giorno centro congressi. È accaduto sabato scorso nell’ambito di un convegno organizzato dalla Caritas diocesana con tutte le delegazioni parrocchiali. L’evento è stato strombazzato con tanto di servizio del tg regionale della Rai che ha intervistato i responsabili della Caritas locale. Gli astanti sono stati allietati anche con una preghiera danzante o una danza orante fate voi, della quale non si è ben capito il senso, ma si sa la danza non si può esprimere per razionalità.

Al motto di “i poveri! I poveri!” si rischia di compiere le peggiori nefandezze contro il sentimento del sacro e non è una bella cosa, né, ahinoi, un fatto di cui in curia a Brescia si dispiaceranno più di tanto, tanto ormai è scontato che le chiese debbano essere utilizzate per ogni tipo di attività profana.

Fortunatamente i due anni di pandemia ci hanno risparmiato assembramenti pericolosi, ma con la fine dell’emergenza ecco che happening sacrileghi tornano di nuovo ad affacciarsi all’orizzonte. La Bussola racconta da tempo con un osservatorio apposito che cosa si può fare delle chiese quando viene oscurata la loro funzione unica di culto: sono state persino confiterias di tango, e poi: mensesagre paesanepizzeriepasserelle per sfilate di modaset per shooting fotograficicomizi politici di Renzisambodromo, quindi un congresso in fondo potrebbe apparire una bagatella.

Invece è per certi versi ancora più grave perché Brescia non è certo priva di strutture in grado di ospitare attorno a una tavola rotonda, anzi tavoli rotondi, più di 500 persone. Nel nome di San Paolo VI, ad esempio, sorgono in città diverse strutture sufficientemente accoglienti e grandi per un congresso della Caritas. Invece, si è scelta la Cattedrale perché è ormai radicata nella mentalità di certi preti la convinzione che le chiese possano avere diverse funzionalità a seconda del momento e non solo quelle di luoghi sacri destinati al culto, ma anche sale polivalenti per tutta la comunità. Aspettiamoci presto un burraco di solidarietà tra le navate dell’Assunta. Del resto, non siamo andati molto lontani quando, nel commentare i primi usi abusi delle chiese, ipotizzavamo una normalizzazione nell’utilizzo profano. È accaduto adesso. Ormai, non fa neanche più notizia.

Le immagini mostrano i delegati della Caritas – sempre nel segno dei poveri – discutere animatamente di poveri attorno a dei tavoli circolari. Francamente non è tanto il contenuto del congresso che interessa qui, quanto l’interrogativo di fondo: se la cattedrale viene utilizzata come aula congressi, che cosa resta del luogo sacro?

Non inganni la motivazione. Quando si vogliono compiere operazioni eterodosse si citano i poveri et voilà, tutto assume una luce diversa. Merito dell’opzione preferenziale per i poveri che fa riorientare ogni priorità. Del resto, a prendere troppo alla lettera il Cristo incarnato nei poveri e con l’idea che con l’incarnazione tutta la realtà sia sacralizzata, si rischia di adorare loro e con essi anche le strutture a loro sostegno. Con un’idea di incarnazione del genere, che non scinde più ciò che è sacro da ciò che è – appunto – profano, sparisce il sacro e con esso Dio. Quanta strada dal povero Mosè scalzo sul Sinai.

Non è sciatteria o pigrizia nel non trovare una sala più adatta, il problema non sta lì. Si ignora ormai che la chiesa, che è luogo sacro per eccellenza è luogo dell’eterno in cui l’uomo entra in contatto con quanto storico non è. Siamo di fronte a un luogo metafisico, nel quale è presente l’Alfa e l’Omega, quindi ciò che non è storia. A farne le spese è sempre la fede. 

Ma in fondo, a Brescia hanno avuto validi maestri. Da quando il cardinal Zuppi, neo vescovo di Bologna, ha esportato da Roma il Sant’Egidio style, è stato tutto un fiorire di mangerecce adunate. Persino dentro la cattedrale di San Petronio, alla presenza di Papa Bergoglio, poi chiese refettorio e poi dormitorio. Hai voglia adesso a lamentarsi per i don Corazzina che celebrano messa in tenuta da ciclista: se il sacro non è rispettato nel luogo preposto, vuoi che un prete si formalizzi per una Messa improvvisata in un parco?

A proposito di don Corazzina: la Cattedrale di Brescia profanata sabato è la stessa nella quale un mese fa – su ordine del vescovo – si è svolta una liturgia penitenziale alla presenza del prete a due ruote come atto di riparazione dei fatti di Marsala. Che bello, ma è tutto coerente con il relativismo che ha investito anche il sacro e gli ambienti di culto: oggi incenso, domani gnocchi al sugo.

(lanuovabq.it)

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