Bibbiano insegna: il sistema esisteva e il Pd l’ha sostenuto

I 4 anni a Foti, condannato per i reati sugli affidi in Val d’Enza, insegnano che il sistema Bibbiano esisteva e sanciscono il principio che nessun figlio, neanche quelli delle famiglie problematiche, è dello Stato. Lo psicoterapeuta dovrà risarcire i genitori, ma anche i Comuni della Val d’Enza e la Regione, costituitisi parte civile. Il giudice ha riconosciuto un danno per le istituzioni, che però sono ancora governate da chi esaltava e sponsorizzava quel modello, che ha poi svelato violenze e suggestioni. C’è una responsabilità politica degli enti controllori, tutti nel PD.

di Andrea Zambrano (13-11-2021)

I 4 anni di condanna inflitti dal gup di Reggio Emilia Dario de Luca allo psicoterapeuta Claudio Foti, personaggio centrale della maxi-inchiesta Angeli & demoni sul servizio affidi dei Comuni della Val d’Enza, acquisiscono un’importanza che va al di là della vicenda giudiziaria in sé. Ci sarà tempo e modo, per Foti, di presentare appello per quella che ritiene essere una sentenza ideologica che condanna la scienza della psicoterapia del trauma, mentre viene paragonato dal suo avvocato Giuseppe Rossodivita a un novello Enzo Tortora.

Ma quel che la sentenza di giovedì dice, unito al rinvio a giudizio degli assistenti sociali e di alcune affidatarie di bambini del cosiddetto caso Bibbiano, è la conferma che il sistema Bibbiano è stato qualche cosa di più che un semplice slogan politico-mediatico cavalcato fino a un anno fa anche dai 5 Stelle e ora soltanto da Lega e Fratelli d’Italia: il sistema esisteva e, almeno per la parte relativa al guru della onlus Hansel & Gretel, rappresenta in questo primo grado un reato.

Si tratterà ora di stabilire se anche il comportamento degli assistenti sociali rinviati a giudizio con l’accusa di “accomodare” le relazioni per strappare l’allontanamento dei bambini dai loro contesti famigliari difficili, facesse parte della stessa fattispecie di reato. Quel che è certo è che i fatti contestati, le suggestioni, i tentativi di accaparrarsi il possesso di minori indifesi da dare anche a coppie omosessuali in aperto contrasto con la figura paterna sempre considerata nemica, c’è stato. Il giudice del dibattimento di giugno stabilirà se questo è stato anche un reato e se lo è stato anche per gli altri 17 rinviati a giudizio, alcuni dei quali come Federica Anghinolfi e il suo braccio destro Francesco Monopoli dovranno rispondere di decine e decine di capi di imputazione.

Ma se la vicenda giudiziaria, dunque, farà il suo corso, resta sul piatto una drammatica orma, lasciata: il risvolto politico. Il giudice ha condannato Foti al risarcimento danni alle parti civili. Tra queste vi sono l’Unione dei comuni della Val d’Enza, che gestiva in sinergia i servizi sociali, l’Ausl di Reggio Emilia, la Regione Emilia-Romagna, il Ministero della Giustizia e l’associazione Gens Nova, oltre che i genitori di quattro minorenni.

C’è un aspetto che desta curiosità: gli enti non possono essere equiparati ai genitori. Questi ultimi, infatti, sono vittime del sistema, i primi invece lo hanno sostenuto nei convegnipromosso e pubblicizzato. Se si riconosce che l’ente ha subito un danno, il conto politico di questo danno, qualcuno dovrà sobbarcarselo e questo qualcuno è chi ha amministrato i comuni e la Regione che ha creduto con convegni e promozioni in questo sistema che ora, con la condanna e i rinvii a giudizio, si conferma esistere e non essere soltanto un “raffreddore”, come giustamente hanno fatto notare i consiglieri leghisti reggiani in Regione Maura Catellani e Gabriele Delmonte.

Un livello politico c’è, dunque. Solo che questo livello dovrà giustificare la sua esistenza anche di fronte al rinvio a giudizio del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, la cui posizione è stata alleggerita dato che dovrà rispondere soltanto di abuso d’ufficio. Che faranno la Regione e il Comune di Bibbiano, che partecipa all’unione? Si sentiranno parte lesa anche nei confronti degli altri 17 imputati, sindaco compreso e si costituirà parte civile? E come potrà avvenire dato che il Pd, che governava allora e governa tuttora l’Unione, il Comune e la Regione – tutti improvvisamente garantisti – hanno sempre fatto quadrato attorno al sindaco di Bibbiano senza mai chiedergli delle dimissioni prudenziali, che per ben altri casi invece sono state sbandierate dalla Sinistra come arma politica? Stiamo parlando degli stessi comuni Pd del Reggiano che nel 2016 erano pronti ad auspicare un modello Bibbiano per tutti i servizi sociali territoriali.

È una considerazione che anche l’avvocato Patrizia Micai, esperta di tutela dei minori, fa in una conversazione alla Bussola a poche ore dalla sentenza. La Micai si era costituita parte civile con gli enti che rappresenta e aveva partecipato solo all’udienza preliminare. Ma in vista del dibattimento del giugno prossimo ha assunto anche la difesa di alcune famiglie coinvolte nel processo e vittime del sistema; quindi, per loro si costituirà di nuovo come parte lesa.

Secondo la professionista il livello extragiudiziale del processo ai diavoli di Bibbiano sta tutto nel meccanismo di «pretendere di riconoscere l’abuso anche quando gli altri non lo vedono. È stata questa l’abilità di Foti, abilità che gli veniva riconosciuta dai servizi dei Comuni, ma anche da giudici minorili: Foti insegnava a tutti come trovare l’abuso dove gli altri l’abuso non lo vedevano», spiega. «Senonché è stato accertato che in realtà i suoi sistemi non erano del tutto legittimi e riconosciuti a livello internazionale». Eppure, la «Hansel & Gretel entrava nei processi: a Modena con i “Diavoli della bassa”, a Biella, a Milano. In questi anni ci sono state tantissime vicende molto discusse che hanno portato ad avere condanne di persone che purtroppo si sono tolte la vita, sempre a seguito di queste perizie. Ma dove i giudici li qualificavano come esperti? Da chi? Da quale albo riconosciuto?».

Questo è il tema che ancora il legislatore non ha toccato. E che ha avuto come controllore mancato lo stesso Comune: «Anche gli enti hanno un dovere di controllo, ecco perché c’è questo processo: parlare di capacità genitoriale e adeguatezza genitoriale non è una formula chimica, non si può fare applicando idee, metodi o ideologie». Il problema principale è stato di «prendere le relazioni degli operatori per oro colato anche se – come si sta dimostrando – erano relazioni di presunti abusi, di verità a disvelamento progressivo, di confessioni dell’empatia, di ricordi a grappolo, della cosiddetta terapia dello psicodramma».

In effetti: fingere di fare il funerale del papà è un modo per suggestionare il bambino facendogli credere che il papà è davvero morto: «Gli togli la capacità di avere ancora empatia con i genitori. E questo non è violentarlo intimamente?». Lo stesso per allungare quelle braccia disegnate per farle sembrare un adescamento. 

Più che una condanna importante, dunque, quella di giovedì è una condanna «fondamentale». «Finalmente, c’è una prima pietra del ponte che ci porterà verso la verità di godere di un nuovo modo di impostare i processi di tutela per minori. La vicenda del minore non deve più essere lasciata alla libertà dello psicodramma, della suggestione, ma deve essere improntata su principi scientifici riconosciuti a livello internazionale».

Non averlo riconosciuto in tempo, averlo permesso, sponsorizzato e non averlo fermato, rappresenta per le amministrazioni Dem coinvolte un grave smacco di cui dover rendere conto alla popolazione. Delle due l’una: o i comuni approvavano o non capivano. In entrambi i casi ingiustificabile per degli amministratori pubblici. Così come presumere che il bene del bambino debba essere deciso dallo Stato, costi quel che costi e a tutti i costi. Ecco la grande verità di questa prima sentenza.

lanuovabq.it

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