Torino, drag queen nel teatro parrocchiale, regista il prof di religione

Torino all’avanguardia nel promuovere l’agenda Lgbt: nel teatro parrocchiale di Vinovo va in scena Sister tac, parodia del celebre film con protagonistra una drag queen in abiti da suora. Regia del prof di Religione ed ex seminarista. Il parroco si scusa: «Una provocazione, non ho vigilato». Intanto, facendo parodia degli ordini sacri si mette un mattoncino in più nella neo-chiesa arcobaleno.

di Andrea Zambrano (02-11-2022)

Drag queen nel teatro parrocchiale, regista il prof di religione ed ex seminarista. La piazza diocesana di Torino si conferma all’avanguardia nella promozione dell’agenda Lgbt dentro la Chiesa. Appuntamento a Vinovo il 25 novembre con uno show da non perdere, chiamato Sister Tac, sottotitolo: una drag queen in abito da suora.

Il testo, scritto da Stefano Bordieri, ricalca in tutto e per tutto la trama del celebre film Sister Act (1992) interpretato da Woopi Goldberg, solo che la cantante che si rifugia in convento per sfuggire ai suoi aguzzini non è una cantante “svitata”, bensì una drag queen, chiamata Sara C’ Nesca. Nome curioso, che è, non a caso, il nome di una drag queen che si esibisce nel torinese.

Così come è curiosa la location. Il teatro di Vinovo è di proprietà della parrocchia di San Bartolomeo Apostolo. «Il teatro è della parrocchia, ma il cartellone è del Comune – taglia corto il responsabile dell’auditorium Giovanni Olivero che risponde al numero della canonica -. E col Comune abbiamo un’apposita convenzione. Quindi bisogna sentire loro».

Ma il parroco che cosa ne pensa? Don Enrico Perucca si rende disponibile a parlarci al termine della giornata, ma al telefono la sua reazione è di amarezza e calma: «Il Comune ha una convenzione per una ventina di spettacoli all’anno – ci spiega – ho saputo da un suo collega giornalista di questa cosa, devo ammettere che non ne sapevo niente».

Ma come giudica lo spettacolo che verrà fatto? Chiediamo. «Mah… lei come lo giudicherebbe?». Proviamo ad azzardare una risposta. «Ecco – prosegue – credo che inappropriato e provocatorio potrebbero essere gli aggettivi adatti». Giova ricordare per chi non lo sapesse che una drag queen è il nome che si dà ad un artista maschio omosessuale o transessuale che si esibisce in spettacoli di varietà, luci sgargianti, trucchi appariscenti per una ostentazione di una femminilità il più delle volte parodica.

Insistiamo nel chiedere se si procederà a chiedere al Comune o al regista di sospenderlo. «Non vorrei che si facesse troppa pubblicità alla cosa, sicuramente dopo lo spettacolo credo che mi farò sentire». D’accordo, ma prima? «Cosa vuole, si tratta di una mia responsabilità, evidentemente non ho vigilato…, mi dispiace». Eppure, la parrocchia viene anche ringraziata nel manifesto dello show che sta girando sui social in questi giorni.

Chiediamo informazioni sul regista. È vero che è un insegnante di religione? «Sì, Stefano Bordieri ora insegna religione altrove, ma ha insegnato anche a Vinovo negli anni scorsi». E se è vero che è stato pure un seminarista: «Siete informati eh…».

In conclusione: l’iniziativa, lungi dall’essere un’innocua rappresentazione teatrale, è invece l’ennesimo tentativo di sdoganare l’omosessualità dentro la Chiesa, utilizzando le sue strutture e facendo parodia degli ordini sacri, i quali – possiamo scommetterci senza aver visto lo spettacolo – vengono dipinti come rigidi, ma che grazie alla presenza del transessuale si sciolgono. Poi tutti i salmi finiscono in gloria dato che, se lo show è la ripetizione pedissequa del film, il coro finisce per cantare davanti al Papa.

Quindi, riassumendo all’osso: tutta sta manfrina per far cantare una drag queen davanti al Papa. Che poi, a ben guardare la realtà supera la fantasia visto che Papa Francesco, i transessuali li ha già belle che incontrati.

lanuovabq.it

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