Il condom e il papa

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Papa Bergoglio ha preso due piccioni con una fava.

E così papa Francesco ha distrutto un altro importante pezzo della Cattolicità: il Sovrano Ordine di Malta. Dopo aver destituito con brutali metodi peronisti il Gran Maestro Matthew Festing, ha reintegrato come Gran Cancelliere Albrecht Boeselager (che era stato cacciato dall’ormai ex Gran Maestro, in quanto reo di distribuire condom alle prostitute nei presidi ospedalieri dell’Ordine).

In realtà, l’obiettivo del primo (e speriamo unico) papa gesuita era — ed è — il cardinale Raymond Leo Burke, che lui stesso “retrocesse” dalla Segnatura Apostolica al Patronato di Malta, e da sempre in prima linea nella difesa del Depositum Fidei, nonché il cardinale che più si è esposto dei quattro che hanno presentato i famosi cinque dubia sulla corretta interpretazione dell’Amoris Laetitia.

12917830_1112267728795475_1008379376_nDiciamo che papa Bergoglio ha, come si suol dire, preso due piccioni con una fava: ha colpito pubblicamente colui che ritiene il suo nemico giurato, il card. Burke (il quale però non arretra di un millimetro, perché la sua forza e il suo coraggio vengono dal Vangelo), e ha ancora una volta minato implicitamente la morale sessuale della Chiesa cattolica, verso cui è sempre stato insofferente.

Facciamo un passo indietro. Torniamo al conclave del 2005, quando la mafia di San Gallo non riuscì a metterlo sul Trono di Pietro. Qualche mese dopo quello stesso conclave, il giornalista de la Repubblica Lucio Brunelli, in data 23 settembre 2005, pubblicò il diario di quei giorni di un cardinale elettore che ovviamente volle rimanere anonimo. Leggiamo insieme come descrisse l’allora arcivescovo di Buenos Aires:

«Sicuro sul piano dottrinale, aperto su quello sociale, insofferente sul piano pastorale verso la rigidezza mostrata da alcuni collaboratori di Wojtyla sui temi d’etica sessuale (“Vogliono mettere tutto il mondo in un preservativo”, commentava con gli amici alla vigilia del conclave)».

Quella frase delirante non è mai stata smentita dal card. Bergoglio, neppure dopo la sua elezione del 2013. Quel cardinale elettore descrive benissimo il futuro 266° Vescovo di Roma, ma ci domandiamo come si possa essere “sicuri sul piano dottrinale” quando si è “insofferenti” sui “temi d’etica sessuale”? A contaminare un bicchiere d’acqua fresca basta una sola goccia di veleno. Ed è purtroppo quello che sta avvenendo in questo pontificato(-generalato).

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