Basta profanazioni: le chiese non sono mense!

Il rimprovero di san Paolo alla comunità dei Corinzi (1Cor 11,17-34; in particolare il versetto n. 34: “E se qualcuno ha fame, mangi a casa”) era indirizzata a quella cultura greca che vedeva — quale massima espressione dell’appagamento col divino, o la divinità — le libagioni, banchetti funebri con relative danze, confondersi con i riti sacri, continuata anche nelle prime comunità diventate però cristiane. Qui nella foto, l’aggravante è che stanno facendo anche la tombolata, e non sono certo “poveri”!

Lo stesso san Gregorio il Taumaturgo fu costretto, per un tempo di transizione, ad istituire alcune feste dei martiri per soddisfare alcune abitudini dei pagani convertiti al cristianesimo… disciplinando così la transizione tra il piacere profano (balli e banchetti) e la serietà del culto sacro con la vera gioia spirituale.

Fu poi san Giovanni Crisostomo ad “imporre” ad Antiochia la sobrietà e la DECENZA all’interno della Chiese, rimproverando quanti credevano di fare opera pia chi onorava il culto a Dio o il culto ai defunti, attraverso banchetti, balli e danze che con la “gioia spirituale” non avevano nulla a che fare.

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